

SPEDIZIONE SUL RELITTO DEL SOMMERGIBILE "MALACHITE"
Gennaio 2001
Dossier Informativo
PREMESSA
Questanno abbiamo deciso di iniziare il nuovo millennio con una spedizione su un nuovo relitto, di cui ho scoperto lesistenza, in occasione del mio ultimo soggiorno in Sardegna, durante il quale ho effettuato una serie di immersioni di ricerca su relitti italiani, affondati in quelle acque durante la Seconda Guerra Mondiale.Tra questi, appunto, il relitto di un sommergibile della Marina Militare Italiana, il MALACHITE. Era un Sommergibile Classe 600 - Serie PERLA.
Dimensioni: lunghezza 60.18 m Larghezza 6.45 m Pescaggio 4.7 m
Dislocamento: carico normale 695 tonn, Pieno carico 855 tonn
Velocità max in emersione (motori diesel): 14 nodi
Autonomia in emersione: 5200 miglia a 8 nodi
Velocità max in immersione (motori elettrici): 7.5 nodi
Autonomia in immersione: 74 miglia a 4 nodi
Armamento: 1 da 100/47, 2 da 13.2, 6 tubi lanciasiluri da 533 mm.
Equipaggio: 44

La serie era costituita da: Perla, Gemma, Berillo, Diaspro, Turchese, Corallo, Ambra, Onice, Iride e Malachite.
Solo i battelli Diaspro, Turchese e Onice sopravvissero alla guerra.
Nel corso del mese di gennaio 1943, al sommergibile Malachite (al suo attivo 22 missioni esplorative offensive, 14 di trasferimento, percorse 29085 miglia) agli ordini T.V. Alpinolo, fu affidata una missione in Algeria. A bordo una squadra di incursori del battaglione San Marco agli ordini del Sottotenente Bartolini, con obiettivo la distruzione di un ponte ferroviario a El Kjeur. Una volta lasciato il commando nei pressi della costa Algerina, il Malachite rimase in silenzio totale, nellattesa del segnale convenuto per il recupero degli uomini. Lequipaggio intese chiaramente una violenta esplosione, e dopo pochi minuti fu avvistato il segnale. Mentre si avvicinava al luogo convenuto, sulla spiaggia si scateno una battaglia con una serie di spari ed esplosioni. Rimasto in attesa ben oltre il tempo stabilito, con il pericolo imminente di essere scoperto dalle forze navali ed aeree nemiche, il T.V. Alpinolo Cinti ordinò la partenza immediata. Fu intercettato ben due volte sulla via del ritorno, ma riuscì a scappare. Il 9 febbraio del 1943 nei pressi della costa sud della Sardegna, risali in superficie iniziando i preparativi per larrivo in porto. A 3 miglia a sud di Capospartivento, il sottomarino olandese Dolfjn era in agguato, quando scorse dal periscopio due imbarcazioni che erano più o meno a due miglia da lui, capì subito che uno era un sommergibile che rientrava da una missione e decise di attaccarlo. Lanciò 4 siluri dai tubi di lancio di prora ad intervalli di 5, 8 secondi l'uno dall'altro, dopo circa due minuti il terzo siluro esplose sul fianco del Malachite che iniziò ad affondare di poppa. Qualche istante dopo prima di sparire sott'acqua si alzò verticalmente con la prua e la torretta fuori dall'acqua ed immediatamente scomparì. Giunsero sul luogo subito delle imbarcazioni per salvare i naufraghi, 13, tra cui il comandante, sui 48 membri dellequipaggio, ma nessuna si accorse del Dolfjn che silenziosamente si allontanò dalla zona.
In una delle mie ultime immersioni di ricerca siamo andati molto vicini al punto, trovando una serie di lamiere contorte. In seguito, uno dei subacquei con i quali ero sceso ha effettuato finalmente unimmersione su quello che pensiamo essere il nostro relitto, trovando e fissando il punto esatto. Questo accadeva pochi giorni fa. Subito lidea ed il desiderio di organizzare una Spedizione desplorazione quanto prima possibile. E quale momento migliore che linizio dellanno? Così è cominciato il lavoro di raccolta dati, notizie e tutto quanto ci potesse essere utile a capire meglio la sua storia "terrestre" per essere preparati a quella marina. Non è stato facile con il pochissimo tempo che avevamo a disposizione, ma siamo riusciti nel nostro intento.
Sfruttando le esperienze delle spedizioni dellanno 2000, "Andrea Doria", "Viminale" e "Scapa Flow" stiamo preparando al meglio questimpresa sia dal punto di vista tecnico che delle informazioni ai media.
Il Malachite si trova poggiato su un fondale tra i 117 ed i 124 metri di profondità. Affrontare una serie dimmersioni consecutive ad una profondità così elevata, richiede una grande esperienza nel campo, che permetta di mantenere la concentrazione necessaria anche in presenza di stress e fatica. Proprio per questo i membri che fanno parte del Team, sono esclusivamente subacquei tra i maggiori esperti europei del settore, con alle loro spalle una grande esperienza nelle immersioni profonde. La preparazione e lesperienza umana non é sufficiente, se non accoppiata ad una preparazione meticolosa, ed attrezzature con elevate prestazioni ed affidabilità. Tutto è provato e riprovato nelle fasi di preparazione ed allestimento, tutto deve funzionare alla perfezione, non esiste improvvisazione, una "sorpresa" forse gestibile durante unimmersione ricreativa, a quelle profondità potrebbe provocare ad un disastro.
Di grandissima rilevanza è tutto ciò che riguarda lattrezzatura che sarà utilizzata, nelle fasi della preparazione, con una precisione assoluta nella ricarica delle miscele utilizzate, Trimix per il fondo, e miscele iperossigenate per la risalita e la decompressione, attraverso lutilizzo danalizzatori dossigeno e dei nuovissimi analizzatori delio per miscele subacquee che il nostro team ha in esclusiva europea. Saranno utilizzate speciali tabelle di decompressione, per garantire la sicurezza dei subacquei, durante le immersioni. Revisione totale di tutte le procedure di sicurezza e demergenza, niente è lasciato al caso.
Una volta in acqua tutta lattrezzatura personale di ognuno dei membri diventa fondamentale. Mute particolarmente resistenti per esplorazione sui relitti, maschere con ampia visuale, erogatori affidabili con altissime prestazioni, che ci permetteranno di respirare senza sforzo oltre i 100 metri, dimostrando laffidabilità e la tecnica alla quale oggi le case produttrici sono arrivate. Macchine fotografiche, telecamere, custodie, illuminatori, ogni singolo pezzo che comporrà la nostra attrezzatura sarà daltissimo livello in grado di affrontare senza problemi questo tipo dimmersioni. Lobiettivo è di arrivare ad oltre 120 metri per realizzare, con quante più riprese ed immagini fotografiche ci sarà possibile effettuare, un documento atto a testimoniare non solo una scoperta, ma anche un pezzo della storia italiana che si pensava di aver perso per sempre.
A seguito di questa spedizione che apre il terzo millennio, altre sono già previste nel corso dellanno 2001, con lobiettivo di riportare alla luce momenti di storia passata.
I COMPONENTI LA SPEDIZIONE
Fanno parte del team subacquei espertissimi nellimmersione su relitti profondi. Questi i componenti del team ad oggi :Aldo Ferrucci Technical Workshop Director di agenzie didattiche ricreative e tecniche, autore di manuali, trattati ed articoli di immersione su relitti, Stefano Ruia Course Director di subacquea ricreativa e tecnica, affermato giornalista ed autore di libri e manuali sullimmersione. Patrick Vanstraelen Istruttore belga con esperienza di immersione in tutti i mari del mondo, fotografo di talento e organizzatore di varie spedizioni similari. Stefano Barbaresi istruttore ricreativo e tecnico, videoperatore subacqueo per varie reti nazionali. Anne Blangy Istruttrice Francese appassionata di immersione su relitti profondi. Riccardo Soi subacqueo tecnico appassionato di immersioni sui relitti, in quanto sardo, nostro esperto di zona. Andrew Fortune Istruttore ricreativo e tecnico di nazionalità svizzera, con al suo attivo immersioni su relitti nei 5 continenti Giacomo Chiappa Istruttore ricreativo e tecnico, oltre ad essere un operatore subacqueo professionista con esperienza pluriennale. Mirko Berni Istruttore ricreativo e tecnico appassionato di immersioni profonde sui relitti Davide Mottola Istruttore Ricreativo e tecnico appassionato di immersioni sui relitti Michele Geraci Istruttore Ricreativo e tecnico appassionato di immersioni sui relitti
I risultati che si possono ottenere con i singoli sforzi certo sono ben poca cosa in confronto a quello che si potrebbe ottenere se le imprese del settore vedessero in queste spedizioni non solo un interesse circoscritto del settore; sono ritrovamenti che spesso fanno parte della storia e che se proposte nella giusta maniera possono interessare ed incuriosire un vasto pubblico.
ARTICOLO APPARSO SULLA RIVISTA SUB
LA RICERCA CONTINUA
di Aldo FERRUCCI
Il
9 febbraio 1943, il sommergibile Malachite appartenente alla classe Perla, in forza alla
Regia Marina Italiana, stava rientrando da una missione di sabotaggio in terra algerina.
Abilmente sfuggito alla caccia subito dopo lazione, arrivava nei pressi della costa
sud della Sardegna, e risalito in superficie faceva rotta verso il porto di Cagliari.
Purtroppo non arriverà mai in porto, in quanto il sommergibile olandese Dolfjin in
agguato nei pressi, lo attacca con quattro siluri. Tre sono evitati dalla manovra
diversiva del comandante, ma il quarto colpisce la zona di poppa affondando il Malachite
in soli 50 secondi. Sulle 48 persone a bordo solamente 13 i sopravvissuti.
Durante
un mio soggiorno in terra sarda, venivo a conoscenza della storia e di alcuni possibili
punti dove poteva giacere il sommergibile. Ho effettuato allora in quel periodo, alcune
immersioni di ricerca su fondali dai 100 ai 120 metri di profondità, con scarsi
risultati. Al mio rientro, ho continuato a raccogliere informazioni, coadiuvato dagli
stessi membri del Team e da collaboratori esterni, riuscendo a definire alcuni punti
possibili da esplorare.
Mi
sono messo subito in contatto con i membri del XpeditionTeam, tutti esperti subacquei
appassionati di immersione su relitti. Per questa nuova avventura, Xpedition
Malachite, 12 membri provenienti da vari paesi europei.
Appuntamento
il 12 gennaio 2001 a Chia Laguna, nei pressi di Cagliari. Per prima cosa prepariamo tutto
il materiale necessario alle immersioni, previste a profondità comprese tra i 110 ed i
120 metri. Sono allestite due stazioni di ricarica, una dedicata alla realizzazione di
miscele Trimix ed una per Nitrox. Ambedue sono dotate di sistemi di miscelazione a flusso
continuo, in grado di produrre miscele contenenti ossigeno fino al 40%, velocizzando al
massimo i tempi di ricarica, con alte precisioni di miscelazione senza lobbligo di
utilizzo di attrezzature ossigeno dedicate. Per la realizzazione di miscele contenenti
più del 40% di O2, sono a nostra disposizione due sistemi a tripla filtrazione, che ci
garantiscono lo standard oxygen service. Per le analisi vari tipi di analizzatori di
ossigeno ed il nuovissimo sistema di analisi dellelio, che ci garantisce la
composizione al 100% della miscela realizzata.
Una
volta realizzate ed analizzate le miscele Trimix (12/50 od 11/55 in funzione della
profondità prevista), le miscele di trasferimento (aria ed EAN 40) e deco (EAN 80),
effettuiamo unimmersione a bassa profondità per la messa a punto del materiale.
Siamo
quindi pronti per le immersioni dellindomani. Abbiamo delimitato alcune zone al
largo di Cagliari, dove in base alle informazioni raccolte potrebbe trovarsi il relitto
del sommergibile. Realizziamo per ognuna di
queste un reticolo di circa un quarto di miglio con quadrati di 40 metri, da seguire con laiuto
del GPS e dellecoscandaglio, che dovrebbe permetterci di localizzare il Malachite.
Sono definiti i gruppi di immersione, le procedure di comunicazione e di emergenza. Visto
che si tratta di immersioni di ricerca, a volta senza risultato, decidiamo di scendere a
gruppi di tre, e con un tempo di fondo ridotto al minimo, in modo da poter effettuare più
discese su punti diversi durante la giornata.
Purtroppo nonostante questo periodo sia chiamato
dai pescatori del luogo le secche di gennaio per le piatte di mare e vento, le
condizioni meteo sono inclementi, e nonostante limpazienza di entrare in azione
siamo costretti a rimandare luscita al giorno successivo. Martedì finalmente sembra
arrivata la volta buona, partiamo dalla nostra base operativa ed arriviamo al porto, dove
ci aspetta la nostra barca (un peschereccio moderno di 13 metri e mezzo), che lalba
é ancora lontana. Imbarchiamo le
attrezzature e via verso il punto di ricerca, dove dovremmo arrivare in unora e tre
quarti. Arrivati in zona troviamo mare lungo con onde alte almeno due metri. Grazie alla
perizia marinara di Sergio, il comandante della barca, ed alle precise indicazioni di
Stefano e Mirko, riusciamo ad effettuare il reticolo. La batimetria resta pero
drammaticamente piatta, del sommergibile nessuna traccia. Vorremmo proseguire con la
ricerca in unaltra zona, ma il vento teso, ed i consigli di Sergio, ci fanno
prendere la via del ritorno. Lindomani
mattina, nuova alzataccia notturna e partenza verso un nuovo punto, indicatoci da alcuni
pescatori, in cui cé unafferratura, che in gergo marinaro vuol dire che nel
recuperare le reti si sono incagliate ed hanno tirato su pezzi di ferro. Due ore e mezzo
ci separano dal nostro obiettivo, che si annunciano movimentate, vista la forza del vento
e le onde presenti. Dopo circa unora, superato il riparo di un promontorio, veniamo
investiti da raffiche violente di vento e da mare formato. Rapida consultazione, e nuova
ritirata, decisione difficile ma che si rivela saggia, visto che il groppo di vento ci
coglie con tutta la sua forza sulla strada del ritorno.
Il
giovedì il tempo sembra essere migliorato, ma alcuni membri sono costretti a rinunciare
allimmersione, li aspetta il traghetto per il rientro a casa. I rimanenti, tutta lattrezzatura
caricata sul furgone restano in attesa di una telefonata di Sergio per la partenza.
Finalmente arriva lOK, di corsa al porto e una volta caricato lequipaggiamento
a bordo, si parte a tutta forza verso il probabile punto di immersione. Il radar ci segnala in lontananza una serie di
temporali che per nostra fortuna rimangono a debita distanza, lasciando spazio a mare
piatto e sole caldo, forse sono arrivate veramente le Secche di gennaio. Una
volta arrivati a destinazione bastano pochi minuti, e finalmente si delinea sullo schermo
un chiaro eco di un relitto. Dalle dimensioni considerevoli, è chiaro che non può
trattarsi del sommergibile, ma decidiamo di immergerci lo stesso. Gettiamo una cima con
pedagno, che ci servirà da guida durante la discesa. La visibilità in superficie é
buona e sembra non esserci corrente. Piano previsto 16 minuti a 120 metri, per una durata
totale di immersione di 126 minuti. Quattro i subacquei previsti, Stefano che porterà la
videocamera per le riprese, con Patrick che gli farà da assistente, ed il sottoscritto,
che si occuperà delle foto assistito da Anne. Pochi minuti sono necessari per indossare
le attrezzature ed effettuare i controlli di sicurezza, e via si parte. La visibilità é
ottima, ma la corrente aumenta man mano che scendiamo, obbligandoci a tirarci sulla cima
per non derivare. A 100 metri il relitto si disegna chiaramente sotto di noi, in perfetto
assetto di navigazione con una rete che si solleva dalla coperta sulla dritta. Dopo circa
quattro minuti ci troviamo sul ponte ad oltre 120 metri, dove dobbiamo contrastare una
forte corrente che arriva trasversalmente al relitto. Proveniente dal fondo, risalendo la
fiancata di sinistra del relitto arriva una cernia bianca di fondale di almeno 40 chili
(senza esagerazioni di anziano pescatore) che si avvicina a noi, per nulla intimorita
dalla nostra presenza. Preparo la macchina fotografica, e rimango un po stupito
della mancanza di luminosità del mirino. Mi fermo un attimo a riflettere e mi rendo conto
che non ho acceso alcuna torcia e nemmeno la luce guida del flash. Siamo a 122 metri di
profondità, alle 3 del pomeriggio in inverno ed, in effetti, non abbiamo alcun bisogno
della luce artificiale se non per ristabilire i colori naturali, una cosa eccezionale.
Siamo nella parte poppiera, alcune stive si aprono sotto di noi, sono tentato di entrare,
ma uno sguardo al profondimetro (-123) mi riporta a più miti propositi. Unaltra
cernia, ancora più grossa della precedente, esce dallinterno del relitto, si
avvicina come incuriosita fino a toccarmi, forse sono il primo essere umano che abbia mai
visto. Procedo verso il castello centrale che vedo in lontananza, passando sopra ad alcuni
argani, ed allentrata di unaltra stiva. Vista
la distanza dalla poppa, il castello dovrebbe trovarsi a centro nave, quindi la nave
dovrebbe essere lunga almeno unottantina di metri. Purtroppo il tempo é tiranno, i
fatidici 16 minuti sono trascorsi, quindi chiamo la fine dellimmersione. Lascio il
Trimix a 50 metri per laria ed inizio con la prima tappa di decompressione. Ai
trenta cambio ancora con EAN 40, e lancio il pallone per facilitarci la decompressione in
corrente e segnalare la nostra posizione in superficie. Pochi minuti e dallalto ci
giunge una cima zavorrata, con la prima bombola di emergenza contenente EAN 40, segno
evidente che le procedure decise in precedenza sono state messe in atto dal bravissimo
comandante e dal suo equipaggio.
Ultimo
cambio a 9 metri con EAN 80 (anche li é presente la bombola di sicurezza con EAN 80) e
dopo poco più di due ore dalla nostra entrata in acqua, risaliamo in superficie. Un ultimo sforzo per liberarci delle attrezzature
ed issarle a bordo, ed eccitatissimi parliamo dellimmersione e del relitto tutti
insieme contemporaneamente. Che nave era?, eravamo effettivamente sulla
poppa?, quanto erano grandi le cernie?, avete visto qualche nome?,
e lelica?, le domande si susseguono a ritmo frenetico. Giusto il tempo
di cambiarci, asciugare la custodia della telecamera (un nuovo modello NIMAR progettato
per immersioni fino a 150 metri), e subacquei ed equipaggio si ammassano davanti al
piccolo schermo, i primi per essere certi che limmaginazione non abbia esagerato i
ricordi, i secondi per vedere se quanto detto corrisponde veramente a realtà. Le prime
immagini girate in luce ambiente, ci confermano una visibilità ed una luminosità non
comuni, forse ancora migliori di quanto ricordavamo, ed il comandante ammette che le
cernie erano veramente grosse come le avevamo descritte.
Riprendiamo
la via del ritorno, un tramonto rosso fuoco si staglia in lontananza, siamo stanchissimi,
ma
che immersione!
Un
amico, cui ho fatto leggere larticolo prima di inviarlo al giornale, mi ha detto
perché volevo pubblicare la cronaca di un insuccesso.
Certo,
siamo un po delusi di non aver trovato questa volta il nostro
sommergibile e, quello che lui definisce un insuccesso, é invece una delle tappe
obbligate di chi come noi effettua delle ricerche ed é abituato a dover affrontare
svariate immersioni prima di arrivare allobiettivo. Ritengo onesto portare a
conoscenza di chi ci legge che partecipare alle operazioni di un team, non significa
solamente realizzare immersioni mozzafiato ma, prima di arrivare ad un successo é
necessario un duro lavoro di preparazione che talvolta può durare mesi se non
addirittura anni.
Per
quanto riguarda il Malachite, nel frattempo abbiamo recuperato nuove ed importantissime
informazioni, che ci rendono particolarmente ottimisti su un prossimo ritrovamento. Certo
dovremo rimettere insieme tutti i dati, ripartire e preparare il tutto, ma queste fatiche
vengono in ogni modo ampiamente ripagate dalla soddisfazione di potersi immergere su
relitti completamente vergini ed inesplorati come quello descritto sopra.
Quindi
nessun problema, la ricerca continua
.. senza dimenticare che
adesso abbiamo nei nostri programmi futuri un nuovo obiettivo.
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DACOR La
nota azienda di materiale subacqueo ha messo a disposizione di tutti i componenti del team
i nuovi erogatori Viper Metal e le nuove pinne Tiger. Progettati e realizzati per essere
prodotti allavanguardia e di altissimo livello, si sono dimostrati una scelta
vincente soprattutto durante l'immersione a più di 120 metri con forte corrente sia in
superficie che sul fondo. La versatilità, la dolcezza nella respirazione a tutte le
profondità e posizioni fanno del nuovo Viper Metal un erogatore ai massimi livelli oggi
sul mercato. Le nuovissime pinne Tiger hanno dimostrato di essere anche loro polivalenti,
pinneggiata estremamente facile in condizioni normali, riescono in caso di corrente a
tirare fuori tutta la loro grinta, permettendo di avanzare senza sovraffaticare il
subacqueo.
NIMAR - La NIMAR nasce nei primi 80 grazie allimpegno del
titolare della Plastmeccanica Sig. Lugli Rossano che, unendo la passione per la
fotografia, il video e il mare con lesperienza acquisita nel settore della plastica,
crea allinterno della propria ditta un reparto adibito alle custodie sub per
telecamere e macchine fotografiche. Con lavvento del video e delle nuove tecnologie
la Nimar sviluppa negli anni modelli di custodie compatibili con la maggior parte delle
telecamere professionali in circolazione, per le quali crea unampia serie di
prodotti.
La partecipazione ai principali eventi sportivi del settore hanno il merito di far conoscere il marchio a livello nazionale ed internazionale e di instaurare collaborazioni di carattere commerciale con alcune fra le più famose ditte di equipaggiamento sportivo. La qualità e laffidabilità dei propri prodotti permettono oggi alla Nimar di cercare nuovi sbocchi sui mercati di tutto il mondo e di essere sempre allavanguardia nella progettazione e nella realizzazione di nuovi articoli, per rispondere al meglio a tutte le esigenze dello skin-diver. La strada intrapresa quasi ventanni fa oggi continua anche nel nuovo millennio con lobiettivo del miglioramento continuo per la soddisfazione del cliente. Abbiamo utilizzato la nuova custodia per altre profondità a più di 120 metri, non riscontando alcuna variazione nella dolcezza dei comandi ed una tenuta stagna perfetta.
COLTRI SUB - COLTRI SUB,
un nome divenuto sinonimo di compressori daria, attraverso una grande esperienza
iniziata nel 1954. Era nata lAEROTECNICA COLTRI, oggi azienda leader nel settore
della costruzione e nello studio tecnico di compressori ad alta pressione per aria
respirabile. Lazienda è diventata oggi lunica in assoluto ad offrire una
completa gamma di prodotti per ogni tipo di attività subacquee. Uno staff altamente
specializzato e modernissimi macchinari digitali realizzano in continuazione
unofferta straordinariamente ampia e la vasta gamma dei modelli prodotti va dai
compressori più piccoli di ridotte dimensioni a quelli più grandi utilizzati nelle
stazioni di ricarica.
POWERRESERVE SPORT FOODS Questa azienda si occupa da anni
di ricerca nutrizionale e integrazione alimentare, ed in particolare, con il marchio POWERRESERVE
distribuisce una linea completa di integratori per sportivi, ha creato per noi uno
specifico prodotto per le immersioni con miscele iperossigenate.
SIAD La
società facente parte del gruppo internazionale Praxair, con sedi nei cinque continenti,
ha fornito i gas necessari alle esplorazioni subacquee, come elio ed ossigeno. Tutti i gas
a noi forniti erano corredati di analisi e di certificato di respirabilità per garantire
la sicurezza agli utilizzatori.
SONY - Sponsor
tecnico della spedizione, ci ha messo a disposizione materiale audiovideo per la
realizzazione di conferenze e videocamere subacquee digitali professionali per le riprese
video terrestri e subacquee.
DIVING TECHNICAL
CENTER -
JAX - JAX Joint
Relax, è il Boccaglio sponsor tecnico della spedizione. Prodotto da una nota azienda del
settore dentale, specializzata in dispositivi Intra-orali per attività sportive. Jax è
linnovativo boccaglio anatomico a integrazione fisiologica, le sue particolari
caratteristiche, lo rendono assolutamente confortevole e garantiscono il massimo
rilassamento dei muscoli della bocca. Particolarmente raccomandato per immersioni a lunga
permanenza, jax era montato su tutti gli erogatori del Team.