Corso Inspiration diluente He
Cavalaire 5 - 9  novembre 2005

Premessa Corso Inspiration diluente aria

Abbiamo appena finito il primo corso con l’Inspiration, il salto mentale e tecnico è stato notevole, arrivati a Cavalaire con alle spalle molte immersioni trimix oltre gli 80 metri e l’idea di tornare a fare i max 40 mt ci fa sorridere….

Dopo una settimana di corso, avendo toccato con mano il funzionamento del rebreather ma soprattutto avendo capito la diversità dei problemi che si possono manifestare con l’inspiration , ci siamo dati una bella calmata, io,Max e Felice siamo seriamente intenzionati ad utilizzare lo strumento rispettando le specifiche fornite da AP e dal nostro istruttore Aldo.

Il sogno è sempre quello di poter andare in acqua senza i limiti …

 

Sabato 5 novembre

E’ il gran giorno, dopo mesi di immersioni entro i 40 metri , abbiamo totalizzato 80 tuffi per oltre 100 ore di macchina, i nostri rifornimenti di sofnolime sono agli sgoccioli e la confidenza con il rebreather ha raggiunto un buon livello.

In questi mesi abbiamo affrontato molti piccoli problemi, a volte non proprio simpatici come i malfunzionamenti degli switch degli handset che ci hanno lasciato con un solo strumento di gestione e controllo della miscela respiratoria.

La scelta di acquistare il kit di connessione del vr3 con il rebreather ci ha dotati di uno strumento in più e di fronte a questo malfunzionamento ne abbiamo apprezzato fino in fondo l’efficienza.

Mi alzo verso le 8, oggi sarà una giornata di avvicinamento, soprattutto è l’inizio di una decina di giorni in compagnia di tanti amici, il programma prevede che dopo 5 giorni di immersioni di addestramento con Aldo, e successivamente 4 giorni di tuffi oltre i 100 mt.

Per questo viaggio useremo la macchina di Max,anche se il bagagliaio non è molto sfruttabile …la foto parla da sola circa al materiale che abbiamo da portare, oltre ai vestiti per dieci giorni, abbiamo caricato provviste e generi di prima necessità , in più i 2 reb, 4 fasi e i borsoni da sub contenenti mute stagne,pinne,palloni da segnalazione,torce,etc,etc

Arrivo a Brandizzo verso le 930 e trovo Max carico come una molla, dopo i consueti saluti di rito e rispettivi aggiornamenti sul lavoro,la famiglia, la casa ci mettiamo davanti al pc dell’ufficio di Max e con un caffé fumante facciamo un giro sui siti più noti per commentare alcuni articoli / messaggi.

Partiamo verso il mare dopo aver salutato l’allegra combriccola che è la famiglia di Max…la prima tappa del nostro viaggio sarà il diving Nautilus di Marina degli Aregai dove Max ha da recuperare del materiale , mi chiedo dove lo metteremo !!!

In autostrada continuiamo a chiacchierare su questo magnifico strumento, ci sentiamo di fronte ad un cambiamento netto, ci siamo preparati moltissimo, abbiamo già decine di domande inerenti al corso che andremo a fare da Aldo, di una cosa siamo sicuri, con il rebreather con diluente elio non avremo più problemi legati ai consumi ne alla narcosi, e anche i costi delle ricariche si ridurranno brutalmente. Oggi siamo “abituati” a caricare i bibo 15+15 a 230 bar di 12/60 (!)

 

Arrivati a Ceva usciamo dall’autostrada per fare nella più completa rilassatezza la strada che ci separa dal mare passando per uno dei passi più noti per andare al mare.

La giornata è bella, a parte un po’ di vento il mare è quasi calmo, i riflessi del sole ci salutano appena scollinati….

Alle 13:00 siamo al diving, visto il tempo ci aspettiamo il solito confuso e gioioso casino davanti al diving ma siamo gli unici subbaqui oggi presenti al porto.

Troviamo Davide che ci guarda con un po’ di invidia , il suo rebreather deve ancora essere consegnato..

La sosta ad Aregai ci da il modo di mangiare un paio di panini con un paio di birre, spendiamo tutta  la giornata al diving con davide e i soliti amici parlando di attrezzature, di immersioni, di relitti.

Unica commissione nelle vie di Diano è una caffettiera per il nostro appartamento francese, l’esperienza insegna !!!!

A cena io e Max ci buttiamo nella brulicante Diano inversione invernale, il ristorante è il solito, e diamo dimostrazione delle nostre abilità fagocitando delle ottime rostelle e tracannando birra e limoncello finale...

Per restare in tema la serata si conclude con la visione sul mio portatile del video Xpedition nella storia, facendo l’elenco dei relitti che ci mancano !

 

 

 

Domenica 6 Novembre

Ci alziamo presto, siamo impazienti di iniziare, ormai ne parliamo e basta da più di 24 ore !!!

Cerchiamo Aldo per concordare l’arrivo a Cavalaire, ma purtroppo per noi, ci comunica che il corso inizia Lunedì e che lui è ancora in Italia.

Ci troviamo così con un intera giornata da riempire nell’attesa di poter entrare in acqua.

Siamo praticamente soli per le vie del centro di Diano, ci fermiamo in un bar aperto per fare colazione, cappuccino e brioche e poi che si fa ???

Siamo un po’ spiazzati, e continuando la nostra passeggiata ci spostiamo verso il lungo mare, e lì ci troviamo di fronte ad un mercatino dell’antiquariato; unico disturbo qualche scroscio di pioggia.

Il mercatino ci impegna qualche ora passeggiando lentamente con la testa ai futuri impegni.

Per il pranzo Max , già conoscitore di Diano, mi porta in un ristorantino dove fanno solo pasta e trovo uno splendido piatto di pasta con gamberetti e funghi.

Nel primo pomeriggio partiamo verso la Francia, dato che il pasto appesantisce il guerriero di diamo il cambio alla guida per non massacrarci troppo.

Arriviamo a Cavalaire e prendiamo la chiave della camere, stavolta l’appartamento è più piccolo di quelli precedenti, stavolta siamo solo in 2 e l’unica camera degna di questo nome la prendo io.

Il guru non arriva neanche per cena pertanto ci spostiamo al porto diretti verso un ristorante già noto per le sue ottime bistecche. Tra una birra e un dolcetto il discorso si focalizza al corso, da domani non si gioca più, siamo felici e giustamente tesi per la nuova avventura che ci si presenta.

Ripercorriamo l’ultima immersione nel ventre della haven dove abbiamo già utilizzato un trimix normossico per scorazzare sul ponte….da domani si cambia !!

 

 

Lunedì 7 Novembre

Ci alziamo di buon ora e ci facciamo un italian coffe, scendendo verso il porto ci fermiamo dal panettiere e prendiamo qualche brioche al cioccolato.

Al diving troviamo Aldo, e dopo i calorosi saluti, iniziamo a parlare di trimix, ci dobbiamo preparare per la prima immersione, il relitto del Togo, 55 mt prof max,  iniziamo le ricariche  e prepariamo l’attrezzatura.

Oltre a me e a Max in acqua scenderà  Jerone, amico già conosciuto nella spedizione sul Protee, Jerone è da poco tornato in acqua dopo l’incidente che ha subito dopo un immersione trimix oltre i 100 metri, ora si immerge solo in circuito chiuso.

L’immersione verrà condotta sempre con la miscela di fondo, rimanendo così nella normalità delle immersioni fatte fin ora.

L’immersione sul Togo è sempre bellissima, trovo questo relitto veramente bello, posato su un fondale sabbioso, con una visibilità spesso ottima il ponte lo troviamo poco oltre i 40 metri, le stive sono praticamente vuote ma le sovrastrutture sono piene di gorgonie, e intorno allo scafo è molto frequente incontrare dentici in caccia.

Sorvoliamo la nave e dopo aver doppiato la prua ci spostiamo verso il ponte di comando, passiamo attraverso i corridoi dove ormai il legno ha lasciato posto all’acqua creando nuovi ambienti rispetto ai piani costruttivi della nave.

Scendiamo verso le stive di poppa, in parte esplose durante l’affondamento avvenuto a causa della collisione con una mina; Max pur non avendo mai apprezzato molto le penetrazioni è affascinato dall’enorme stiva che si apre sotto di noi, è un momento di relativa confusione dove tutti rompono le righe e iniziano ad ammirare le stive. Solo con uno sforzo di volontà lasciamo a malincuore gli scuri compartimenti dove nuotano timide mustelle.

Serriamo i ranghi per la risalita e dopo 20 minuti di fondo per un RT di 50 minuti torniamo in superficie.

L’obbiettivo dell’immersione, testare le procedure di intervento a fronte di un problema non è stato completato pertanto rianalizziamo tutti i punti e iniziamo la teoria a casa di Aldo per la prima sessione di teoria.

In questa immersione i piombi troppo bassi mi hanno causato un po’ di mal di schiena, ma cosa peggiore ho allagato la mia adorata muta stagna. Ho appena fatto cambiare il collo e purtroppo non è stato tagliato a sufficienza per cui mi trovo quasi soffocato ma l’acqua è entrata lo stesso, mi chiedo da dove….

La serata di conclude con la prima cena tutti insieme dal “bisteccone” del porto con chiaro riferimento al menù offerto.

 

Martedì 8 Novembre

L’appuntamento è sempre solito, alle 8 al diving, mi alzo alle 7 e scopro con piacere che Max, normalmente più mattiniero del sottoscritto ha già preparato un caffé fumante con la caffettiera comprata a Diano.

Nuova fermata dal panettiere per comprare le brioche al cioccolato tanto per non pensare alla mia povera muta messa da parte per utilizzare una stagna datami da Aldo.

Carichiamo nuovamente le bombole dell’aria per la stagna, verifichiamo i nostri reb e carichiamo tutto sul furgone di Aldo.

Oggi si unisce a noi Cedric ,il quale è già qui per fare le immersioni più profonde sul Dornier e sulle secche oltre i 70 metri. Cedric è un infermiere professionista e arriva dal nord della Francia con la sua fidanzata che però non ha voluto condividere …

L’immersione è sempre il relitto del Togo,  il relitto è già pedagnato in prua, stavolta gli esercizi di switch, hi o2, low o2, etc,etc si svolgono molto più efficacemente, la configurazione a doppia fase non da problemi.

 

Stavolta ci soffermiamo meno sul relitto e di più sugli esercizi, dopo 25 minuti di fondo iniziamo la risalita ed eseguiamo per la prima volta lo switch gas , io con un nitrox mentre Max con arietta fresca. (la diversità è dovuta al fatto che Max utilizza una seconda bombola di diluente contenente aria mentre io utilizzo l’eanx di una fase).

 

Anche questa volta all’uscita mi trovo completamente allagato, la muta che Aldo mi ha fornito ha una cerniera diagonale di plastica, che probabilmente ho chiuso in modo sbagliato…

 

 

Mercoledì 9 Novembre

Altro giro altro regalo , 3 immersione e terza muta, ma stavolta utilizzerò la mia seconda muta, “presa in prestito” a mio padre che però è più basso di me di parecchi centimetri, fortunatamente il è in neoprene !!

Oggi immersione di addestramento sulla poppa del Togo e congiungimento con il troncone di prua; sarà una lunga pinneggiata sui 65 mt su un fondale sabbioso, i due tronconi distano un centinaio di metri.

Scendiamo lungo il pedagno filato dal gommone dopo aver identificato con l’ecoscandaglio il fondale di circa 70 mt, il pedagno è vicino ai resti inclinati della poppa del Togo, le lamiere contorte hanno formato una specie di tunnel dove ci infiliamo a turno.

Passiamo insieme il tunnel notando la moltitudine di ostriche che hanno fatto di quei pochi resti una casa, tra gli spuntoni di tientibene girano i consueti anthias e delle castagnole. Una timida aragosta si nasconde alle nostre torce,dentro una cavità un grosso occhio di grongo ci scruta incuriosito.

Dopo pochi minuti inizia la pedalata, il paesaggio è monotono, Aldo e Cedric con le bussole ci guidano verso la parte più grossa del relitto, dal fondo sabbioso ; in mezzo a questa pianura noto con estrema curiosità un animaletto che non avevo mai visto, una bellissima Pennatula di colore rosso. Dopo pochi metri un'altra, davvero notevole per dimensione di circa 30 cm.

Recupero la distanza persa dai miei compagni di immersione che nel frattempo di sono avvicinati al ombra scura che lascia intendere la grande massa del Togo, raqggiungiamo il relitto a circa metà scafo e ci dirigiamo verso la prua dove dovremmo trovare la cima di risalita.

Durante l’immersione Aldo ci fa compiere gli esercizi di addestramento simulando tutti i possibili malfunzionamenti del rebreather.

In risalita però non mi rendo conto che Aldo vuole far provare una simulazione un po’ più reale a Max, io lo avviso della presenza del nostro istruttore rovinandogli il test.

Nel pomeriggio torniamo a casa di Aldo per finire la teoria, la lezione come sempre, si svolge in inglese, francese e in italiano. Alla fine, tra biscotti, caffé e sofnoline finiamo il programma relativo al diluente elio, da questo momento siamo brevettati !!

Dopo aver visto le diapositive di Aldo della sua ultima spedizione in Cile ci spostiamo al diving per le ricariche.

 

Al diving verso le 19:00 arrivano due grossi fuoristrada, arrivano a clacson spiegato inchiodando davanti al furgone di Aldo, scendono dei tipi loschi, sono gli altri italiani che parteciperanno con noi alle immersioni più impegnative.

So già chi sono, Max me ne ha parlato molto visto che li ha conosciuti in una precedente spedizione, al di là dell’atteggiamento da super duri sono dei bravissimi subacquei, seguono la filosofia DIR ma sono persone estremamente curiose e preparate, si preannunciano già discussioni molto interessanti sia sulle tecniche di immersione sia sui punti da esplorare.

Iniziano ad arrivare tutti i subacquei inviati alla DEEP WALLS Xpedition 2005, una sorta di ritrovo per un tuffo insieme, unica differenza con le consuete immersioni nei circoli è che i tuffi sono dai 70 metri in giù…

Il tratto di strada antistante al diving inizia ad assumere le sembianze di una piantagione di attrezzature, bibo senza culatte, s80, fasi in acciaio, fasi in alluminio, rebreather,computer e tabelle di tutte le fogge, la cosa più strana l’ha esibita un inglese,Joe, solito ad immergersi nelle tumultuose acque dello stretto della Manica; di fianco al bibo è fissato un agglomerato di tubi di plastica e tessuto…il nostro nuovo amico inglese prende il tubo e tirando con forza lo libera dagli elastici, e come per magia si trova in mano una bandiera aperta di circa un metro e mezzo con un’asta lunga altrettanto. Evidentemente le onde della Manica sono peggio di quello a cui siamo abituati.

In mezzo ad erogatori, fasi, celle per l’ossigeno, booster e macchine iniziamo ad essere tutti affamati; si prenota per tutti il solito ristorande del bisteccone.

I presenti sono :

Italiani

Aldo Ferrucci

Alessandro Banfo

Massimo Bisello

Roberto Mattivi

Marcello Berrettarossa

Francesco

Il cardinale

Olandesi

Tom Jaspers

Vera Jaspers

Patrick Box

Lisenka Box

Francesci

Eric Bastard

Cedric Momas

Inglesi

Joe

Tedeschi

Michael Klemm

Helmut Biechl

Svizzeri

            Roland Antonopoulos

            ???

Pi altri subacquei di cui non ho preso nota il nome

 

Durante la cena siamo vicini ai nuovi italiani, pur non conoscendoli il clima è eccezionalmente amichevole, io sono molto interessato ai loro discorsi come loro sono interessati a conoscere le nostre opinioni sul rebreather; Aldo sornione discute con gli altri in francese, dopo un ora e mezza di discussione filata lasciamo il locale per favorire la digestione e la discussione tra i moli del porto, tra una torcia HID e un rebreather ECCR vengono toccati quasi tutti gli argomenti topici della subacquea , devo dire con notevole interesse da parte di tutti i presenti.

Malgrado la piacevolissima compagnia la notte si avvicina e domani si parla della prima secca sui 75 mt, per cui ci salutiamo rimandano all’indomani tutte le curiosità rimanenti.

 

DEEP WALLS XPEDITION 2005
Cavalaire
10 - 13  novembre 2005

 

Giovedì 10 Novembre

La prima immersione della Deep Walls è stata programmata su punto di immersione : Tombant des Corailleurs

Una secca davanti a Cavalaire sur mer , usiamo la grossa barca in legno del diving, saliamo in tantissimi, non ho mai visto così tanto subacquei tecnici tutti insieme, ognuno è libero di seguire le indicazioni della propria didattica al netto delle miscele che saranno per tutti i OC le stesse.

L’immersione verrà condotta tramite un pedagno che verrà lanciato dalla barca in movimento, poi i subacquei a gruppi scenderanno lungo la cima effettuando l’immersione sulla secca per poi risalire in libera e venire recuperati dalla barca di appoggio.

Convenuti i segnali di emergenza (merdone totale!) una volta giunti sul punto Aldo e Max ed io partiamo per primi, la difficoltà nel vestirsi tra tanta attrezzatura è notevole, in barca la sensazione di nausea si fa un po’ sentire, fortunatamente passa una volta entrato in acqua.

Scendiamo lungo la cima di discesa , ma subito un problema con l’attrezzatura di Max ci crea qualche problema, (dopo varie analisi sembra che la pastiglia del 1° stadio del diluente si sia inchiodata dopo i test di funzionamento in superficie lasciando il reb di Max senza possibilità di compensare la perdita di volume nel loop respiratorio dovuto all’aumento di pressione)

Il segno che mi fa è inequivocabile, mi guarda dritto negli occhi e si porta la mano alla gola , non riesce a respirare, mentre Aldo cerca di aprire e chiudere il rubinetto della bombola io estraggo l’erogatore della mia fase di eanx e lo passo a Max che mi ringrazia. Bastano le prove fatte da Aldo e il reb di Max torna in perfetta efficienza. Recupero l’erogatore per in Nitrox e iniziamo la discesa verso i 65 mt del fondo, intanto ci siamo già disposti in modo che la mia fase di trimix sia pronta per un eventuale nuovo blocco del reb di Max.

L’immersione però continuerà senza ulteriori problemi.

Troviamo davanti a noi di 30 mt dall’ancora una cigliata abbastanza brulla, che degrada verso sinistra, illumino con la torcia un oggetto rosso, “per essere una gorgonia è piccolissima” mi dico, “non capisco come sia possibile che sia così….” il pensiero mi si ferma mentre capisco di avere di fronte non una gorgonia piccola, ma un ramo di corallo enorme !!

Mi ha tratto in inganno il fatto che sia esposto alla corrente e nella parte alta della roccia e non al buio riparato in un anfratto…davvero notevole !!

Continuiamo la nostra esplorazione tra ricci melone, ceriantus , unicella cavolini, unicella clavata, mentre compariamo i fasci delle nostre torce per capirne le differenze (Max ha una torcia nuova da 70 watt a led, fa una luce molto bianca, quasi azzurrognola) una nuova emozione, si sente nell’acqua abbaiare !

Ci guardiamo sorpresi, ci giriamo per vedere intorno a noi se ci sia l’origine del verso canino ma il blu è ovunque, inizio ad immaginare un cane sott’acqua mentre un nuovo abbaio si diffonde nell’acqua.

Da dietro una roccia gli occhi sfavillanti di Patrick Box, olandese fuori di testa, lasciano intuire l’origine degli strani rumori, lui e Tom per comunicare tra loro in modo molto semplice abbaiano !!

La risata che mi coglie al pensiero dei latrati subacquei quasi mi fa perdere il boccaglio, dopo di che l’unico pensiero è la risalita, siamo in libera con 60 minuti di deco da fare siamo di nuovo solo noi tre; seguiamo le indicazioni del VR3 ed arrivati a 20 mt switchamo con il secondo gas. Dopo quasi un ora e mezza usciamo in superficie e vediamo la barca impegnata nel recupero di altri sub lontani dal nostro punto di emersione. Stiamo bene, siamo calmi e le comunicazioni a gesti con la barca ci danno il tutto ok. Questa inaspettata permanenza in acqua mi da modo di avere l’ottica del naufrago, con la sola testa fuori dall’acqua anche una barca relativamente vicina sembra dall’altra parte del mondo, fortunatamente non siamo naufraghi ma subacquei molto contenti dell’immersione appena fatta, intorno a noi si vedono diversi palloni rossi di segnalazione segno che gli altri sono ancora in acqua. La barca si avvicina e uno per volta ci portiamo alla scaletta sganciando le bombole di bailout e porgendole ai nostri compagni di avventura già a bordo.

Appena saliti veniamo assistiti per spogliarci dai reb e per assicurare tutto l’equipaggiamento alla barca. Le onde sballottano la barca con noi dentro, appena tolta il cappuccio un bicchiere di te caldo e alcuni splendidi biscotti rendono più piacevole il tempo tra un recupero e l’altro. Ci mettiamo in prua a chiacchierare con i nuovi amici italiani i quali non hanno fatto un immersione che li soddisfa, preferiscono il ferro, gli unici pesci che vogliono vedere sono quelli nella zuppa !!

Salgono anche gli olandesi, credo che Tom abbia acceso la sigaretta ancora in acqua, e non aveva neppure tolto il rebreather che già telefonava non so a chi …Patrick incrociando lo sguardo con noi ride già di gusto, dicendoci DOG-FISH.

Noto però un fatto strano, l’inglese Joe respira O2 in superficie…gli chiedo se ha avuto qualche problema e mi risponde che non avendo voglia di fare la deco in acqua la sta facendo in superficie…mah…non credo che sia la stessa cosa ma non proseguo la discussione oltre.

Rientriamo in porto dopo più di un ora dalla nostra emersione con una fame da lupi  ma con una grande soddisfazione, erano 2 anni che ci immergevamo per imparare, per migliorare e finalmente avevamo fatto un bel salto di qualità.

Per chi ha provato la pista è come quando hai fatto un bel giro e sai che puoi dare di più al giro successivo, ti senti padrone del mondo.

Il caos sul molo è incedibile , ci sono pezzi di attrezzatura ovunque, torce, piombi, pinne, cappucci, fasi, da ogni parte ti giri si vede un giocattolo utile se non necessario per le immersioni tecniche.

La fame viene soddisfatta dai panini che a gruppetti andiamo a comprare alla vicina brasserie, la soddifazione è palpabile.

Aldo è già al telefono per organizzare la cena mentre tutti carichiamo le bombole sul furgone, tutti al diving per le ricariche di domani.

Il pomeriggio lo passiamo preparando le ricariche necessarie al primo centello da fare in CC, controlliamo diligentemente tutta l’attrezzatura, ripercorriamo tutti i controlli vicendevolmente in modo da minimizzare le possibilità di errore,facciamo tutti le analisi dei gas ed etichettiamo tutte le bombole. Un lavoro lungo che si protrae fino a sera.

La cena la si fa tutti insieme il clima è particolarmente gioviale, un sguazzabuglio di lingue diverse di leva dal nostro tavolo, ogni tanto un commensale si alza per aggregarsi ad un altro gruppetto cambiando lingua ma il nocciolo rimane lo stesso, immersioni tecniche e relitti.

Sarà che io e Max ormai abbiamo un radar ma alcuni dei nostri compagni li vediamo un po’ troppo euforici e dentro di noi speriamo che questo non porti a strascichi per il giorno dopo, Joe sta sorseggiano il suo secondo barbour.

Noi, ad un ora più che accettabile, salutiamo per andare a riposare in previsione del Dornier di port cros.

 

Venerdì 11 Novembre

La luce filtra dalla tenda mentre il profumo del caffè si spande nel piccolo appartamento francese, dopo le minuziose descrizioni di Max su come questi appartamenti siano di bassa qualità ci spostiamo al diving per il ritrovo con il gruppo.

Oggi non faremo tutti la stessa immersione, una parte di noi resterà sulle secche davanti a Cavalaire mentre una ventina di noi farà il Dornier .

L’immersione è famosissima, molti libri ne hanno descritto la storia del naufragio e del suo successivo ritrovamento ad opera di un sottomarino della marina francese durante un esercitazione con i siluri a ricerca magnetici.

I gommoni sono carichi al massimo, è stata predisposta una stazione decompressiva imponente con in acqua un bombolone di O2 da 40 litri con 8 octopus a disposizione. Chiaramente questo deve essere usato solo in caso di incidente e non rientra nella normale pianificazione dei gas necessari per effettuare l’immersione.

Il pedagno questa volta è composto da un ancora che viene lanciata dal gommone una volta trovato il punto con il gps e le mire a terra, una volta fissato al relitto al pedagno verrà fissata la stazione decompressiva.

Nuovamente Aldo,Max ed io scenderemo per primi, appena lanciato il pedagno un secondo passaggio del gommone sul punto ci permette di gettarci molto vicini al pallone che identifica la nostra via di discesa. Appena il tempo di darci l’ok per l’inizio dell’immersione e inizia la discesa nel blu, solo la cima bianca di da la direzione in mezzo ad una lieve corrente, fatto il check bubble Aldo si lancia verso il fondo per pedagnare l’aereo sottostante, io e Max procediamo con una velocità di discesa sostenuta ma più umana; verso i 30 metri switchamo il set point del rebreather e il rumore del solenoide aperto viene sovrastato dal cicalino che reclama.

Il suono arriva dal mio inspiration, verifico il mio master e la scritta battery low mi rompe il fiato in gola; in un attimo sento che l’immersione che vorrei fare da anni si sta allontanando….poi la mente inizia a funzionare e so che ho una batteria nuova nell’elettronica slave, agisco sugli switch dei miei handset e il doppio bip mi conferma l’avvenuta manovra.

Continuiamo a scendere verso il basso, l’acqua ha uno strano colore, molto scura, il fondo non si vede se non a pochi metri, sembra di entrare in un banco di nebbia nero.

La cima inizia a scendere in modo più orizzontale e le torce illuminano la coda del relitto dove Aldo cerca di fissare la catena dell’ancora.

Il relitto lo conosco bene, l’ho studiato a tavolino fino alla noia, con consumato foto e dvd che riprendono l’idrovolante posato sul fondo. Infilo la testa nel portello aperto sul lato sx della fusoliera, mustelle e merluzzetto guizzano negli anfratti del relitto appena colpiti dalla luce delle nostre torce. Lascio il posto al mio compagno e ne approfitto per un breve check generale, noto con piacere che la lucidità data dal trimix oltre il 70 % di he è incredibile il vr3 con la sua luce azzurrognola riporta i dati di immersione, sono a 98 mt !

Sorvolo la carlinga fino al muso dell’aereo e mi lascio cadere sul fondo, davanti a me ho l’aereo con le ali cadute sulla fusoliera, sembra un uccello con le ali conserte, le ostriche ricoprono ogni cosa, e grossi ricci melone puntinano di giallo il dornier come i pois di una cravatta di Ferrè.

Sotto le ali vedo diverse aragoste che camminano sotto il riparo in cerca di una via di fuga da noi invasori del mondo del silenzio.

Max incrocia il mio sguardo, pur essendo in corso una delle immersioni più impegnative fin ora fatte (in verità il dornier era già stato fatto in ca con un 15+15) , il programma dell’immersione procede senza intoppi.

Spostandoci verso la coda dell’aereo ci troviamo di fronte ad una grossa aragosta lunga almeno come il mio braccio che cammina senza fretta verso la fusoliera. E’ veramente grossa.

Aldo ci richiama all’ordine, benché l’immersione stia procedendo perfettamente è tempo di risalire, dopo 22 minuti , stacchiamo dal fondo per andare in contro alla miriade di tappe di deco che ci aspettano prima di uscire

Prima di lasciare il relitto, arrivano come dei paracadutisti i nostri amici olandesi, hanno le torce accese e sembrano delle spade laser mentre fendono il buio dei 100 metri; ci passano vicino e una frazione di secondo dopo ci abbaiano !

Ormai preparati a questo strano segnale rispondiamo con dei miagolii, mi immagino la faccia del  militare di leva che potrebbe essere in ascolto con un idrofono da una nave in pattugliamento al largo !!

Mentre saliamo, l’orda di subacquei tecnici vomitata dai gommoni si precipita verso il fondo seguendo il sentiero aperto dalla cima bianca lasca nell’acqua.

CC,OC, Dir, Stroke, c’è di tutto, ognuno vuole divertirsi, ognuno scende verso il nero. Malgrado le dimensioni del relitto ,oltre i 30 mt, mi immagino che affollamento inizi ad esserci sul fondo….trovo abbastanza inconsueta la tecnica di discesa dei cavernicoli svizzeri, oltre ad essere veramente sovrabbondanti utilizzano 18+18 e 20+20, avranno messo le zeppe alle pinne per riuscire a muoversi!!! Per arrivare al relitto scivolano verso il basso, tenendo la cima tra le mani sopra la testa,  senza contrastare minimamente lo spostamento dovuto alla corrente, ci sfilano lanciandosi nel buio dei 100 metri e guardandoli penso a quanto distanti si troveranno dal Dornier se mantengono questo tipo di discesa….

Ormai le tappe fonde sono passate, il fiume di acqua superficiale inizia a disturbarci durante le soste, mentre siamo ai 20 mt gli olandesi ci passano, loro usano le tabelle, mentre il nostro vr3 è conservativo, molto conservativo…per oggi va bene così è il nostro primo tuffo oltre i 20 min a 100 , avremo modo di fare le dovute considerazioni una volta seduti intorno ad un tavolo per l’immancabile “pression post immersion”.

Man mano che i minuti passano sempre più subacquei risalgono lungo la cima, le bolle dei circuiti aperti fanno ribollire l’acqua intorno a noi ed in alcuni casi sono persino fastidiose. Per evitare di stare tutti insieme sulla cima tiriamo fuori le jon line, Max aggancia la cima e si allontana, io mi aggancio al D-ring del suo sottocavallo e mi allontano ulteriormente. Mi trovo di fianco Patric per alcuni minuti, giusto il tempo di scambiarci un po’ di sensazioni e poi lui mi lascia, pur avendo fatto il mio stesso tempo di fondo mi lascia a mollo per più di mezz’ora….

Ormai siamo verso la fine della deco, anche i nostri amici Berri e RRM dopo aver terminato una deco “molto DIR” ci lasciano all’umido, il sole ci bacia dopo circa 2 ore da quando abbiamo rincorso l’ancora verso il nero degli abissi.

Stiamo galleggiando in superficie aspettando il gommone, siamo visibilmente soddisfatti, abbiamo un sorriso a 32 denti e ci scambiamo pacche e 5 di soddisfazione, l’immersione non è stata difficile, ma questo  relitto è davvero un punto di arrivo, io in particolare lo sognavo da tanti anni, ora finalmente ho potuto ammirare il gigante addormentato.

Saliti sul gommone joule e Aldo ci aiutano a liberarci dei rebreather, li fissiamo alla rastrelliera e sorseggiamo dell’acqua dolce per recuperare parte dei liquidi persi durate l’immersione.

Purtroppo i festeggiamenti con gli olandesi si affievoliscono man mano che ci si rende conto che non tutti sono in forma come noi.

In acqua torna uno svizzero che lamenta dolori ad una spalla e nuovamente Joe respira ossigeno sul gommone; gli viene chiesto immediatamente se ha saltato della deco ma il colore bianco e lo stato dimesso del nostro amico ci preoccupa notevolmente.La decisione è presa, tramite la radio di bordo lanciamo un allarme alla capitaneria di porto, incidente subacqueo in immersione molto profonda.

Joe viene fatto sdraiare nel pozzetto di poppa, la muta gialla piene di toppe viene aperta e viene somministrato all’infortunato acqua e ossigneno ad offerta.

Lasciamo sul sito di immersione il secondo gommone con l’incarico di recuperare la stazione decompressiva una volta tutti saliti.

Durante la corsa verso la terraferma la radio gracchia continuamente per coordinare i soccorsi, ci dirigiamo verso il porto di Lavandou, intanto Joe non migliora, anzi inizia a vomitare, comunicandoci forti capogiri e nausee. Sembra chiaro che la parte lesa sia l’orecchio, un mdd vestibolare, da qualche anno a questa parte questo tipo di incidenti sono in aumento.

Fortunatamente Cedric è un infermiere professionista specializzato in rianimazione pertanto lasciamo lui a dirigere il supporto all’infortunato, gli controlla a intervalli regolari lo stato di coscienza, i riflessi e la tenuta degli sfinteri. Pur molto provato Joe è cosciente e non stata accusando ulteriori sintomi.

Arriviamo al porto prima dei soccorsi, appena il tempo di assicurare il gommone alla banchina e le sirene anticipano l’arrivo di 2 ambulanze, 4 persone si avvicinano al gommone e predispongono Joe per il trasporto in ambulanza, lo stendono sul lettino continuando la somministrazione dell’ossigeno. Vengono prese le generalità del tuffo, delle miscele utilizzate, dei componenti del gruppo, i dati del responsabile dell’immersione.

Allo svizzero che aveva lamentato il dolore alla spalla vengono fatte una serie di domande per capire lo stato della situazione ma sembra che dopo 30 minuti a 6 metri in ossigeno puro la situazione sia tornata alla normalità.

Con ancora gli infermieri che ci osservano la natura chiede il suo tributo e tutti iniziamo a slacciare le mute stagne per godere nel evacuare i nostri liquidi in mare.

Il viaggio di rientro è lungo, la professionalità dei soccorsi , impensabile in Italia, ci tranquillizza malgrado la gravità dei momenti precedenti.

Arriviamo in porto ben oltre l’ora di pranzo e mentre sciacquiamo l’attrezzatura piccoli gruppi di noi si avventurano nelle rue del porto in cerca di panini e generi di conforto.

La stanchezza di fa sentire e dopo aver portato tutte le attrezzatura al diving rientriamo a casa per riposarci prima delle ricariche.

Ci ritroviamo al diving per fare i rabbocchi del caso, la sabbietta viene buttata, l’ossigneno torna ai 200 bar e il trimix 8/64 viene pompato nelle 3 litri.

Dopo pochi minuti siamo pronti per il giorno successivo, un tuffo sulle pareti del tombant de Memè, immersione già fatta diverse volte durante ai corsi trimix, la parete parte dai 55 mt e scende oltre i 300…

A cena andiamo con i nuovi amici Roberto,Marcello,Marco,Francesco con moglie e figlio al seguito in un bel ristorante di Cavalaire. I piatti esotici sono molto ricercati, il vino è buono e la compagnia è splendida, le persone sono molto simpatiche , stasera l’argomento principale non sarà solo la subacquea ma cerchiamo di conoscerci meglio, in particolare i giochi per distrarre il bimbo di Francesco nell’attesa delle vivande danno la possibilità a tutti di tornare un po’ bambini.

In questo frangente nasce la leggenda dell’uccello pisellissimo che ha il nido dentro un suppellettile appeso ad un muro all’interno del locale arredato con un sapiente mix di modernariato e retrò.

Dopo un paio d’ore di chiacchierata proseguiamo le nostre elucubrazioni ormai stanchi verso la via di casa, dopo quasi un anno fumo un sigaro gentilmente scroccato al buon Roberto, ogni boccata è permeata di una consistenza che non mi ricordavo più, il profumo del sigaro si spande lungo la scia che ci lasciamo dietro passeggiando per le vie del paese francese.

Il gusto del sigaro è l’ultima sensazione che percepisco una volta nel letto addormentandomi dopo una splendida giornata.

 

 

Sabato 12 Novembre

La giornata è terribile, malgrado la sveglia mi stia ricordando che è ora di alzarsi non c’è luce a filtrare dalla tenda della finestra, guardo fuori e vedo scrosci di pioggia battere il terreno ormai zuppo da una notte di precipitazioni ininterrotte.

Ci guardiamo con aria interrogativa, oggi che si fa ?

Il caffé appena fatto è molto corroborante e infilati nei nostri giubbetti imbottiti usciamo da case alla volta del diving.

Qui i preparativi fermentano, non sembra che ci siano molti dubbi, si esce !

I nostri amici Dir, avendo già fatto l’immersione sul tombant de Memè il giorno prima preferiscono anticipare la partenza di qualche ora e ci salutiamo sotto una pioggia battente, speriamo di vederci presto.

La notizia che Joe sta meglio ci fa molto piacere, dopo una prima seduta in camera iperbarica dopo il ricovero di ieri, oggi verrà nuovamente ricompresso per stabilizzare la situazione.

Il gommone si riempie di rebreather, bibo, fasi,  luci, e dopo pochi minuti siamo pronti per uscire in mare.

Muta chiuda, cappuccio calzato, il mare è grosso e le onde schiaffeggiano l’imbarcazione appena uscita del porto, le secchiate d’acqua ci inzuppano fin da subito, i computer subacquei si accendono automaticamente a causa della notevole quantità di acqua che li investe.

Il pensiero va verso a chi ha affrontato condizioni marine anche peggiori, sia ai giorni nostri ma soprattutto quando non c’erano bussole e motori ad aiutare la navigazione.

Arriviamo sul punto dopo una serie interminabile di salti sulle onde, appena giunti in prossimità della cigliata sottomarina i gommoni rallentano cercando di capire il da farsi; è necessario capire se il mare può reggere per le prossime 2 ore.

Dopo alcuni minuti di verifica il pedagno viene filato in mare, la solita ancora raggiunge il fondo a 55 metri di profondità.

Ci prepariamo per l’immersione e anche stavolta la risalita dovrà avvenire in libera dopo permanenze di oltre 20 minuti oltre i 100 metri, il pedagno rosso segnalerà la nostra presenza mentre un doppio pallone o un pallone giallo segnaleranno eventuali problemi in acqua.

Fortunatamente questi accordi non daranno seguito ad applicazioni di sorta.

Scendiamo nel mare in movimento e la difficoltà di restare in superficie ci obbliga ad immergerci molto rapidamente, appena 5 metri sotto la superficie il moto ondoso non è più così fastidioso e i controlli di rito vengono fatti senza problemi, raggiungiamo il fondo pochissimi minuti, Aldo assicura l’ancora ad una roccia in modo che sia fissa per la discesa di tutti i partecipanti all’immersione, l’ultimo a scendere ha il compito di agganciare un pallone all’ancora e farla risalire in superficie.

Pinneggiamo verso il mare aperto e dopo pochi colpi di pinna raggiungiamo la cresta della cigliata, una parete quasi verticale che si perde nel nero si presenta davanti a noi, una breve occhiata e ci lasciamo scivolare lungo un canalone pieno di rami di corallo e rade gorgonie.

Illumino alcuni ricci melone, e mi fermo a fissare rami di corallo mai visti prima, la mia torcia alogena da 50 watt evidenzia maggiormente i colori rossi rispetto alla torcia a led di Max, in questa oscurità il fascio luminoso del mio compagno mi permette di capirne la posizione senza dovermi continuamente girare, sono anni che con semplici movimenti della torcia ci “parliamo” in ogni tipo di immersione.

Aldo è davanti a noi e sta scendendo ancora, il profondimetro ha già superato i 90 metri, una compensazione mi fa capire che stiamo andando oltre…

Una fioca luce azzurrognola fa capolino davanti ai miei compagni di immersione, dal colore e dalla dimensione mi sembra un vr3 acceso, poi Aldo e Max si spostano e vedo meglio, altro che vr3, sono le torce HID degli olandesi !!!

Guardo il vr3 -104 poi guardo il computer aladin preso in prestito alla mia ragazza e segna -106 mi chiedo, ma loro dove sono ???  Scoprirò in superficie che hanno fatto -140 !!!!

E’ la mia immersione più profonda, malgrado non abbia nessun problema sono teso, controllo la mia attrezzatura con cura maniacale, l’elio oltre il 70% mi permette di essere estremamente lucido, in concerto con i miei compagni iniziamo la risalita verso la cresta del Tombant.

La parete è molto brulla, ci sono grosse gorgonie ma molto isolate, la luminosità è scarsa dato che in superficie il tempo è pessimo.

Arriviamo allo stacco dalla cigliata dopo  25 minuti., la risalita avverrà nel blu, in lontananza vedo le luci degli altri subacquei in risalita dagli abissi, noi ci lasciamo trasportare dalla corrente risalendo verso la quota di lancio del pallone.

Verso i 30 metri io e Max facciamo un lancio del pallone lavorando insieme per mantenere quota e posizione, va tutto bene… nell’attesa della deco Aldo mi inizia a far vedere le nuove pinne che sta utilizzando, un paio di una marca a me sconosciuta di tipo bilobato, il primo pensiero va alle mie amatissime twin jet abbandonate durante i primi corsi tecnici per più performanti pinne rigide…Nel dubbio Aldo ed io ci scambiamo le pinne per un test, il quale però mi lascia convinto che le mie attuali pinne vanno benissimo e che tra le bilobate le vecchie twin sono meglio !!!

Come già visto nelle immersioni precedenti gli olandesi ci raggiungono in deco e dopo poco ci salutano applicando profili decompressivi evidentemente più aggressivi, anche oggi ci lasciano una buona mezz’ora di ammollo !!!

La serata è programmata con la cena finale, amici nuovi e vecchi intorno ad una lunga tavolata, lingue confuse ovattate dalle birre e dal vino si confondono tra una bistecca ed una bourghignon, i temi sono sempre gli stessi, relitti, immersioni profonde e cricche varie.

 

Quest’avventura si chiude con una cricca e mezza, in oltre 100 tuffi, stiamo cercando di capire il perché  di quest’incidente….. (scoperto in seguito FOP)

 

by Alex Banfo
a.banfo@libero.it

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